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Lombalgia

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Lombalgia: ritrovare il movimento e ridurre il mal di schiena

La lombalgia, comunemente chiamata “mal di schiena basso”, è uno dei disturbi muscolo-scheletrici più diffusi. Si stima che fino all’84% delle persone ne soffra almeno una volta nel corso della vita.[1]

Nella maggior parte dei casi non è associata a una patologia grave, ma può diventare molto limitante: rende difficili i movimenti, interferisce con il lavoro, disturba il sonno e condiziona le normali attività quotidiane.

Comprendere le caratteristiche del dolore e i fattori che possono mantenerlo è il primo passo per scegliere il trattamento più adatto e tornare gradualmente a una vita attiva.

Che cos’è la lombalgia?

La lombalgia è un dolore localizzato nella parte inferiore della schiena, nella regione compresa tra il margine inferiore delle coste e la zona dei glutei.

In base alla durata dei sintomi, può essere classificata indicativamente come:

– acuta, quando dura meno di quattro settimane;

– subacuta, quando persiste tra quattro e dodici settimane;

– cronica, quando continua per più di tre mesi.[5]

Questa distinzione è utile per orientare il percorso terapeutico, ma ogni paziente deve essere valutato individualmente. L’intensità e la durata del dolore, infatti, non corrispondono necessariamente alla presenza di un danno grave alla colonna vertebrale.

Quali sono le cause?

Nella maggior parte dei casi la lombalgia viene definita **aspecifica**. Ciò significa che non è possibile ricondurre il dolore a un’unica lesione o alterazione anatomica chiaramente identificabile.[1,2]

Il dolore può derivare dall’interazione di diversi fattori:

– riduzione della mobilità di alcune articolazioni della colonna;

– sovraccarico o tensione dei muscoli e dei legamenti;

– movimenti insoliti, sforzi intensi o aumento improvviso dell’attività fisica;

– mantenimento prolungato della stessa posizione;

– scarsa attività fisica e ridotta capacità muscolare;

– cambiamenti degenerativi legati all’età;

– protrusioni o ernie del disco;

– sonno insufficiente, stress e stanchezza;

– fumo, sovrappeso e altri fattori legati allo stile di vita;

– preoccupazione, paura del movimento o precedenti esperienze dolorose.[2]

Questo non significa che il dolore sia “psicologico” o immaginario. Il mal di schiena è reale, ma può essere influenzato contemporaneamente da fattori articolari, muscolari, neurologici, personali e ambientali.

Anche la postura non deve essere considerata come l’unica causa. Non esiste una posizione perfetta da mantenere per tutta la giornata: spesso la strategia migliore consiste nel **cambiare posizione regolarmente e continuare a muoversi**.

Come si manifesta?

La lombalgia può presentarsi in modi differenti:

– dolore sordo, profondo o continuo;

– fitte acute durante alcuni movimenti;

– difficoltà a piegarsi, rialzarsi o girarsi nel letto;

– rigidità, soprattutto dopo un periodo di inattività;

– sensazione di schiena “bloccata”;

– contrattura dei muscoli lombari;

– dolore che può estendersi ai glutei o alla parte superiore delle cosce.

La contrattura muscolare è spesso una risposta protettiva: il sistema nervoso aumenta la tensione dei muscoli nel tentativo di limitare i movimenti percepiti come dolorosi. Questa protezione può essere utile inizialmente, ma se persiste può contribuire alla rigidità e alla difficoltà di movimento.

Quando si parla di lombosciatalgia?

Quando il dolore dalla zona lombare si estende al gluteo e prosegue lungo la gamba, specialmente al di sotto del ginocchio, può trattarsi di **lombosciatalgia**.

In questi casi possono comparire anche bruciore, scosse, formicolio, intorpidimento o debolezza. I sintomi possono indicare l’irritazione di una radice nervosa, per esempio in presenza di un’ernia del disco, ma è necessaria una valutazione clinica per individuarne la causa.

Come viene valutata la lombalgia?

La valutazione inizia con un’anamnesi approfondita e un esame clinico. Il medico analizza le caratteristiche del dolore, verifica la mobilità, la forza, la sensibilità e i riflessi ed esegue, quando necessario, test ortopedici e neurologici.

Radiografie e risonanze magnetiche non sono sempre necessarie. Le linee guida sconsigliano l’impiego abituale degli esami diagnostici per immagini in assenza di particolari indicazioni cliniche. Gli esami vengono richiesti soprattutto quando si sospetta una causa specifica oppure quando il risultato può modificare concretamente il percorso terapeutico.[1,3]

La presenza di artrosi, protrusioni o altre alterazioni visibili negli esami non dimostra automaticamente che tali reperti siano la causa del dolore. Per questo motivo, le immagini devono sempre essere interpretate insieme ai sintomi e ai risultati della visita.

Il movimento come parte del recupero

Le moderne linee guida sconsigliano il riposo prolungato a letto. Salvo diversa indicazione medica, è preferibile mantenere le normali attività compatibili con il dolore, riducendo temporaneamente soltanto i movimenti e gli sforzi meno tollerati.[3]

Muoversi in modo graduale aiuta a:

– limitare la rigidità;

– mantenere la forza muscolare;

– recuperare fiducia nel movimento;

– favorire il ritorno alle attività quotidiane;

– ridurre il rischio che il problema diventi persistente.

Continuare a muoversi non significa ignorare il dolore o forzare la schiena. Significa trovare un livello di attività sostenibile e aumentarlo progressivamente, rispettando le condizioni e le capacità della persona.

Il trattamento chiropratico della lombalgia

La chiropratica è un approccio manuale non invasivo che può essere preso in considerazione nel trattamento della lombalgia, dopo aver escluso condizioni che richiedano cure differenti.

Le linee guida internazionali includono la manipolazione vertebrale tra le possibili opzioni conservative per la lombalgia.[3–5] L’efficacia media dei trattamenti conservativi è generalmente moderata e la risposta può variare da persona a persona.

Le terapie manuali vengono generalmente consigliate all’interno di un percorso che comprenda anche movimento ed esercizio, e non come intervento isolato. In particolare, NICE raccomanda di considerare manipolazione, mobilizzazione e tecniche sui tessuti molli come parte di un programma terapeutico che includa l’esercizio.[3]

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità include la terapia manipolativa tra le opzioni che possono essere proposte nell’ambito di un percorso integrato e personalizzato per la **lombalgia primaria cronica**.[4]

Presso il Centro Sanrocco il percorso inizia con una valutazione medica, seguita da un esame chiropratico della postura, della mobilità articolare, delle tensioni muscolari e della funzionalità neuromuscolare.

In base ai risultati, il chiropratico può utilizzare:

– aggiustamenti chiropratici mirati;

– mobilizzazioni articolari;

– tecniche manuali sui muscoli e sui tessuti circostanti;

– tecniche a bassa forza nelle fasi più dolorose;

– esercizi personalizzati di mobilità, controllo e rinforzo;

– consigli sulle attività quotidiane e sull’organizzazione della postazione di lavoro.

Gli aggiustamenti non “rimettono in asse” vertebre fuori posto. L’obiettivo è migliorare la mobilità delle articolazioni, modulare il dolore e rendere nuovamente più agevole e sicuro il movimento.

Alcuni pazienti possono avvertire un sollievo già dopo le prime sedute; per altri il miglioramento è più graduale. La risposta dipende dalla causa, dalla durata del problema, dalle condizioni generali e dalla partecipazione attiva al percorso.

Farmaci e collaborazione con il medico

Quando il dolore limita fortemente il movimento, il medico può valutare un trattamento farmacologico per un periodo limitato. La scelta dipende dalla storia clinica del paziente, perché antinfiammatori e analgesici non sono adatti a tutti e possono provocare effetti indesiderati.

Le linee guida consigliano di valutare attentamente i possibili rischi gastrointestinali, epatici, cardiovascolari e renali degli antinfiammatori e, quando prescritti, di utilizzarli alla dose efficace più bassa e per il periodo più breve possibile.[3]

Il trattamento chiropratico può affiancare le cure mediche quando appropriato, ma non deve essere considerato una sostituzione automatica dei farmaci. L’obiettivo è utilizzare le strategie realmente necessarie e favorire un recupero attivo, evitando un uso prolungato o non controllato dei medicinali.

Quando rivolgersi rapidamente a un medico?

La lombalgia è raramente causata da una patologia seria, ma una valutazione tempestiva è necessaria in presenza di:

– dolore comparso dopo un trauma importante;

– febbre, malessere generale o perdita di peso inspiegabile;

– storia di tumore, infezioni, osteoporosi o uso prolungato di cortisonici;

– dolore notturno intenso e persistente, non influenzato dalle posizioni;

– perdita progressiva della forza in una o in entrambe le gambe;

– difficoltà improvvisa a urinare o perdita del controllo della vescica o dell’intestino;

– alterazioni improvvise della funzione sessuale;

– perdita di sensibilità nella zona genitale o perineale.[3,6]

Un forte dolore lombare irradiato alla gamba, associato a nuove alterazioni della funzione vescicale, intestinale o sessuale oppure a perdita di sensibilità perineale, può indicare una sindrome della cauda equina e richiede una valutazione medica immediata.[6]

Come prevenire nuovi episodi?

Non tutti gli episodi di lombalgia possono essere evitati, ma alcune abitudini aiutano a mantenere la schiena più forte e capace di affrontare le attività quotidiane:

1. Muoviti regolarmente: cammino, nuoto, bicicletta ed esercizi di forza possono contribuire alla salute generale e della schiena.

2. Cambia spesso posizione: se lavori seduto, alzati periodicamente e alterna le posture durante la giornata.

3. Aumenta i carichi gradualmente: la schiena è una struttura forte, ma ha bisogno di tempo per adattarsi agli sforzi.

4. Utilizza una tecnica comoda e stabile: quando sollevi un peso, tienilo vicino al corpo e coinvolgi anche la forza delle gambe.

5. Cura il sonno e il recupero: dormire bene contribuisce alla salute generale e può influenzare la sensibilità al dolore.

6. Evita il fumo e mantieni uno stile di vita attivo: sono fattori importanti per la salute generale e muscolo-scheletrica.

7. Non avere paura del movimento: dopo una valutazione adeguata, recuperare gradualmente le attività è spesso una parte essenziale del trattamento.

In conclusione

Il mal di schiena non deve essere necessariamente sopportato né affrontato con soluzioni standard uguali per tutti. Una valutazione accurata permette di escludere le condizioni che richiedono approfondimenti e di costruire un percorso adatto alle esigenze del paziente.

Al Centro Sanrocco, la collaborazione tra medico e chiropratico consente di integrare valutazione clinica, trattamento manuale, movimento e indicazioni personalizzate, con l’obiettivo di ridurre il dolore e aiutare il paziente a tornare alle proprie attività.

Il mal di schiena limita i tuoi movimenti o continua a ripresentarsi?

Contattaci per valutare la situazione e individuare il percorso più adatto al tuo caso.

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Fonti scientifiche

1. Balagué F., Mannion A.F., Pellisé F., Cedraschi C. [*Non-specific low back pain*](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21982256/). **The Lancet**. 2012;379(9814):482–491. DOI: [10.1016/S0140-6736(11)60610-7](https://doi.org/10.1016/S0140-6736(11)60610-7).

2. Hartvigsen J. et al. [*What low back pain is and why we need to pay attention*](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29573870/). **The Lancet**. 2018;391(10137):2356–2367. DOI: [10.1016/S0140-6736(18)30480-X](https://doi.org/10.1016/S0140-6736(18)30480-X).

3. National Institute for Health and Care Excellence – NICE. [*Low back pain and sciatica in over 16s: assessment and management – NG59*](https://www.nice.org.uk/guidance/ng59/chapter/recommendations). Raccomandazioni su valutazione, diagnostica per immagini, attività fisica, esercizio, terapie manuali e trattamento farmacologico.

4. World Health Organization. [*WHO guideline for non-surgical management of chronic primary low back pain in adults in primary and community care settings*](https://www.who.int/publications/i/item/9789240081789). Ginevra: World Health Organization; 2023.

5. Qaseem A., Wilt T.J., McLean R.M., Forciea M.A. [*Noninvasive Treatments for Acute, Subacute, and Chronic Low Back Pain: A Clinical Practice Guideline From the American College of Physicians*](https://www.acponline.org/sites/default/files/acp-policy-library/guidelines/noninvasive_treatments_for_chronic_low_back_pain_2017.pdf). **Annals of Internal Medicine**. 2017;166:514–530. DOI: [10.7326/M16-2367](https://doi.org/10.7326/M16-2367).

6. National Institute for Health and Care Excellence – NICE. [*Suspected neurological conditions: recognition and referral – NG127*](https://www.nice.org.uk/guidance/ng127/chapter/Recommendations-for-adults-aged-over-16). Raccomandazioni sul riconoscimento della sindrome della cauda equina e degli altri segnali neurologici che richiedono una valutazione urgente.

*Fonti verificate a novembre 2026.*